Cultura, inconscio e differenze interculturali: una prospettiva psicologica
- Giorgio Mori
- 15 gen
- Tempo di lettura: 4 min
Nel presente articolo vorrei affrontare un tema con cui i professionisti della salute mentale si confrontano sempre più spesso nella pratica clinica, ma che riguarda, in realtà, tutti noi nella vita quotidiana: l’incontro con persone provenienti da contesti culturali diversi dal nostro.
La globalizzazione ha reso possibili contatti che, fino a pochi decenni fa, sarebbero stati impensabili. L’evoluzione della tecnologia, Internet e i social network, insieme all’aumento dei flussi migratori legati a motivi economici, lavorativi o di studio, hanno trasformato il nostro contesto sociale in un ambiente sempre più multiculturale.
Questo fenomeno presenta innumerevoli aspetti positivi, ma espone anche gli individui a dinamiche complesse, che meritano attenzione sia nella pratica clinica sia nelle relazioni quotidiane.
Cultura e mente: come si organizzano i significati
La nostra mente – e, in senso più ampio, anche il nostro cervello, in termini di connessioni neuronali – si struttura a partire da significati culturalmente trasmessi, che organizzano la nostra percezione della realtà e orientano il nostro modo di agire, di relazionarci e di interpretare il mondo.
Sigmund Freud, prima, e Wilfred Bion, successivamente, hanno analizzato il modo in cui gli individui, riunendosi in gruppi sociali o masse, attivano specifici meccanismi psicologici. In questi contesti, gli impulsi inconsci individuali tendono a essere amplificati dal gruppo, dando origine a un’escalation emotiva e all’attivazione di fantasie irrazionali che, se non adeguatamente organizzate, possono minare l’integrità stessa del gruppo.
In questa prospettiva, la cultura può essere intesa come un insieme di principi, norme, regole, simboli e significati condivisi che svolgono una funzione fondamentale: organizzare la percezione, rendere prevedibili le relazioni e consentire la vita in società.
La cultura non si limita, quindi, a fornire cornici di senso, ma agisce anche come un filtro regolativo, capace di dare forma e contenimento alle pulsioni inconsce, creando un equilibrio tra le esigenze individuali e quelle collettive.
Sviluppo psichico, relazioni e interiorizzazione delle regole
L’essere umano è, per sua natura, un essere profondamente sociale: senza relazioni, non può esistere. Questo assunto attraversa tutta la teoria psicoanalitica.
Il concetto freudiano di complesso edipico rappresenta un passaggio centrale nello sviluppo psichico: il bambino, nel corso della crescita, è chiamato a rinunciare progressivamente alla soddisfazione immediata delle pulsioni, introducendo un principio organizzatore che proviene dall’esterno. È attraverso questa rinuncia che si struttura il Super-Io, inteso come contenitore interno di norme, ideali e divieti, tra cui il tabù dell’incesto.
Questi processi non avvengono in astratto, ma all’interno delle relazioni di attaccamento che il bambino instaura con i caregiver e, successivamente, con altre figure significative, come gli insegnanti. È in queste relazioni che avviene la trasmissione dei significati culturali e l’apprendimento delle modalità di regolazione emotiva e comportamentale.
Attraverso la parola e la relazione, impariamo a dare forma al nostro mondo interno e a tenere conto dell’altro, rendendo possibile la vita sociale.
Differenze culturali e rischio di incomprensione
Un aspetto fondamentale da considerare è che i contenuti che interiorizziamo non sono universali né identici per tutti. I contesti storici, sociali e culturali producono sistemi di significato differenti.
Basti pensare a come molte culture occidentali tendano a valorizzare l’individualità, l’autonomia e il successo del singolo, spesso all’interno di una visione influenzata dal modello capitalistico. Al contrario, altre culture – come alcune culture orientali asiatiche – attribuiscono maggiore importanza alla collettività, alla famiglia e all’armonia del gruppo.
Se non teniamo conto di queste differenze nei significati che organizzano la percezione, il rischio è quello di incorrere in profonde incomprensioni nell’incontro con persone provenienti da background culturali diversi dal nostro. La cultura influenza infatti il modo di comunicare, di esprimere le emozioni, di regolare i conflitti e di costruire le relazioni.
Implicazioni cliniche e vita quotidiana
Nella pratica clinica, la consapevolezza dell’impatto culturale è fondamentale. Ignorare questi aspetti può portare a patologizzare comportamenti che, se letti nel contesto culturale di provenienza, risultano comprensibili e adattivi, ma che rischiano di essere interpretati come sintomi se valutati esclusivamente attraverso i nostri riferimenti culturali. Non a caso, l’attenzione alla dimensione culturale è entrata progressivamente nei principali sistemi diagnostici, dal DSM-IV fino al DSM-5-TR, così come nel PDM e nella sua seconda edizione. Questa sensibilità non riguarda però solo il lavoro clinico. Pensiamo, ad esempio, a una coppia formata da persone con background culturali differenti. Per costruire una relazione funzionale, basata su una comunicazione aperta e rispettosa, è essenziale riconoscere e tenere in considerazione i significati culturali dell’altro. In questa prospettiva, immaginiamo una coppia formata da due persone con background culturali differenti. Uno dei partner desidera mostrarsi maggiormente sui social network e rendere visibile la relazione, mentre l’altro evita di pubblicare foto che li ritraggano insieme. Questo comportamento viene inizialmente interpretato come un possibile segnale di vergogna o di scarso coinvolgimento, dando origine a discussioni ricorrenti. Nel confronto, il partner che evita di condividere la relazione prova a spiegare il proprio punto di vista: rendere pubblica la relazione non gli appare opportuno, poiché teme il giudizio sociale e, soprattutto, quello della propria famiglia. In alcune culture, ciò che la società pensa di una persona si riflette anche sulla reputazione familiare, e una relazione resa pubblica e poi eventualmente interrotta potrebbe essere vissuta come una fonte di vergogna non solo personale, ma estesa alla famiglia. L’altro partner fatica a comprendere questa posizione: dal suo punto di vista, una semplice fotografia non ha il significato simbolico e relazionale che invece assume per l’altro. Ciò che per uno rappresenta un gesto banale di condivisione, per l’altro implica conseguenze affettive e sociali rilevanti. Se i due non riescono a riconoscere che alla base di queste incomprensioni vi sono sistemi di significato differenti, il rischio è che il conflitto si ripresenti nel tempo, compromettendo la relazione. Al contrario, la possibilità di instaurare una comunicazione più chiara, empatica e rispettosa può consentire di trasformare la differenza culturale in una risorsa per la coppia.
Se ti riconosci in queste tematiche o vivi difficoltà legate all’incontro tra culture diverse, puoi richiedere informazioni o prenotare una consulenza: parlare con un professionista può aiutarti a chiarire i tuoi dubbi e comprendere meglio le relazioni e le situazioni che stai vivendo.



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