L’adolescenza: un passaggio delicato nella costruzione dell’identità
- Giorgio Mori
- 12 gen
- Tempo di lettura: 4 min
L’adolescenza è una fase estremamente delicata e cruciale per la strutturazione della personalità. È un momento di passaggio tra infanzia ed età adulta, caratterizzato da profondi cambiamenti che coinvolgono il corpo, le relazioni e il ruolo sociale dell’individuo.
Il corpo cambia rapidamente sotto la spinta degli ormoni: si sviluppano i caratteri sessuali secondari (come barba, seno, modificazioni della voce, distribuzione del grasso corporeo). Parallelamente, cambiano anche le relazioni, le aspettative sociali, i compiti e le responsabilità. Tutto questo rende l’adolescenza un periodo fondamentale non solo per definire chi diventeremo da adulti, ma anche per costruire il modo in cui racconteremo noi stessi e la nostra storia.
Ma cosa significa, concretamente, “costruire una narrazione di sé”?
L’adolescenza come riorganizzazione interna
Già Freud, nella sua teoria dello sviluppo psicosessuale, aveva colto la delicatezza di questa fase di vita. Secondo la sua teorizzazione, l’adolescenza coincide con la fase genitale, durante la quale le pulsioni sessuali si risvegliano in forma più matura e orientata verso l’altro. Dopo la fase di latenza, le energie e i desideri che erano in parte sublimati tornano a manifestarsi, facendo riaffiorare conflitti e dinamiche tipiche della fase edipica (3-6 anni).
Questa riemersione può essere intesa come il segnale di una profonda riorganizzazione interna: l’adolescente si confronta con sensazioni, impulsi ed emozioni nuove e intense, cercando di dare loro un significato. In questo senso, l’adolescenza è un tempo di confronto con le regole interiorizzate, con i limiti e con il mondo adulto, che permette progressivamente di orientarsi fuori dal nucleo familiare di origine e di costruire una propria identità autonoma.
Anche se molti aspetti della teoria freudiana sono oggi rivisti o criticati, il suo contributo resta prezioso nell’aver evidenziato quanto l’adolescenza sia un periodo di particolare vulnerabilità e trasformazione della personalità.
La costruzione dell’identità secondo Erikson
Erik Erikson ha affrontato il tema dell’adolescenza all’interno della sua teoria dello sviluppo psicosociale, ponendo al centro il concetto di identità. Secondo Erikson, nel corso della vita ogni individuo attraversa diverse fasi caratterizzate da specifiche “sfide evolutive”. Il modo in cui queste vengono affrontate contribuisce alla costruzione di un senso di sé più o meno integrato.
Durante l’adolescenza, la sfida principale riguarda proprio la definizione dell’identità. Se questo compito viene affrontato in modo sufficientemente armonico, l’individuo sviluppa un senso di sé coerente, flessibile e complesso. Al contrario, quando il processo si interrompe o si irrigidisce, può emergere un senso di identità diffuso, frammentato o povero.
Un’identità matura implica la capacità di riflettere sul proprio passato e sul proprio futuro, integrandoli con il presente. Significa poter progettare, fare scelte, attingere a un sistema di valori, desideri e motivazioni personali, tenendo conto anche degli altri e delle conseguenze delle proprie azioni.
Il ruolo dell’ambiente e delle relazioni significative
Affinché questo processo possa avvenire, è fondamentale che il bambino prima e l’adolescente poi crescano in un ambiente accogliente e supportivo, in cui siano permessi l’esplorazione, il dubbio e la scoperta di sé. Un ambiente in cui il ragazzo o la ragazza siano visti come soggetti, e non come estensioni dei desideri o delle aspettative degli adulti.
I teorici dell’attaccamento hanno mostrato come la ricerca di sicurezza sia un bisogno fondamentale dell’essere umano, regolato da un sistema motivazionale specifico. Un bambino che cresce in un contesto prevedibile e affettivamente responsivo ha maggiori probabilità di sviluppare un attaccamento sicuro, che influenzerà nel tempo la capacità di riconoscere, comprendere e regolare le proprie emozioni e comprendere le ragioni dei propri e altrui comportamenti (la cosiddetta capacità di mentalizzazione).
Le convinzioni che una persona sviluppa su sé stessa e sugli altri, e quindi sulle relazioni, sono strettamente legate alle prime esperienze di attaccamento. Quando queste esperienze sono state carenti o incoerenti, l’adolescente può trovarsi a negare, deformare o escludere dalla consapevolezza parti di sé, con un impoverimento del senso di identità.
Adolescenza, emozioni intense e bisogno di sostegno
L’adolescenza è spesso caratterizzata da un vero e proprio “marasma emotivo”. Cambia il corpo, cambiano le relazioni, emergono i primi amori, le esperienze sessuali, il confronto con il mondo adulto e con le sue responsabilità. Allo stesso tempo, cresce il desiderio di esplorare, di differenziarsi dalla famiglia di origine, di mettere in discussione valori e regole.
In questa fase è fondamentale la presenza di caregiver capaci di “tenere a mente” ciò che l’adolescente sta vivendo, riconoscendone la complessità senza sminuirla o giudicarla. Sostenere un ragazzo significa aiutarlo a dare un significato alle sue esperienze emotive, offrendo limiti chiari ma non rigidi, senza farlo sentire sbagliato o inadeguato.
È importante ricordare che l’adolescente vive spesso un forte dualismo: da un lato la spinta ad allontanarsi, dall’altro il bisogno di sapere che esiste un luogo sicuro a cui poter tornare quando le sfide diventano troppo impegnative.
Stare accanto a un adolescente in questo passaggio significa quindi offrirgli ascolto, sostegno e uno spazio sicuro in cui potersi confrontare senza giudizio. Se tu o un adolescente che conosci state attraversando difficoltà in questa fase delicata, puoi contattarmi per un colloquio psicologico e ricevere un supporto professionale mirato.



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